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Inaugurazione della mostra di Marco Appicciafuoco “Sealed Draw”: sabato 7 settembre alle ore 18 nella Fortezza di Civitella del Tronto.

Le anime di Marco Appicciafuoco nella Fortezza dell’Arte: sarà inaugurata sabato 7 settembre alle ore 18 nella Fortezza di Civitella del Tronto (Teramo) la mostra di Marco Appicciafuoco “Sealed Draw”, curata da Massimo Pasqualone.

 

La mostra, che rientra nella rassegna “La Fortezza dell’Arte”, patrocinata dall’amministrazioe comunale civitellese, è corredata dal catalogo pubblicato da Ricerche&Redazioni, un’elegante edizione in folio numerata dall’artista, racchiusa e sigillata in una custodia in pvc.

All’inaugurazione interverranno il vicesindaco Riccardo De Domincis e il curatore Massimo Pasqualone, che così scrive nela presentazione: «La Fortezza dell’Arte ospita nelle prestigiose sale  espositive della Fortezza di Civitella un particolare percorso zetetico dell’artista teramano Marco Appicciafuoco, con tracce grafiche ispirate a quelle lasciate dai neutrini inviati dal Cern di Ginevra e rilevati su lastre di piombo e altro. Si tratta di una sorta di esperimento Gallex,  poi diventato Gno, sul modello di quello  realizzato in Italia nei laboratori del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, situati nel traforo del Gran Sasso.

Ma l’artista, in questo contesto, vuole misurare le circonvoluzioni dell’anima, la curva di emozioni contrastanti che la fisica dei sentimenti mette in moto nel laboratorio ora della vita ora della storia. Non si tratta della nota curva, che mette in relazione la forza d’urto delle particelle nucleari con la produzione di elementi luminosi misurabili, ma della curva della vita, che trascina con sé gioie e tristezze, malinconie e speranze, proprio quando la vita si manifesta per quello che realmente è.

Lo sa bene Marco Appicciafuoco, nei diagrammi che diventano tracce di attimi e frammenti, di secondi agiti nel solco delle lacrime, sui sentieri delle storie nella Storia. Il rapporto tra fisica e arte, fondamentale nella storia dell’arte di questi decenni, trova in questa proposta rinnovata linfa e diviene esegesi di un cammino fatto di accidenti e sollecitudini esistenziali».

 

La mostra resterà allestita fino al 30 settembre.

 

 

Marco Appicciafuoco nasce a Teramo nel 1970, si diploma nell’Istituto statale d’arte F. A. Grue di Castelli e a livello universitario matura il grado più elevato dell’alta formazione artistica nell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila.

Segue con attenzione le varie ricerche estetiche della contemporaneità, attraverso un continuo lavoro di ricerca, sperimentazione e confronto.
Partecipa a diverse esposizioni, personali e collettive, nazionali e internazionali e collabora con autori come Luigi Ontani, Michelangelo Pistoletto, Sandro Chia, Enzo Cucchi. In seguito conosce Ettore Sottsass, Johanna Grawunder e altri artisti e critici, ricevendo consensi, premi e riconoscimenti professionali.

Pratiche di ibridazioni di tecniche e materiali caratterizzano le sue operazioni di natura concettuale, l’investimento trasversale delle categorie estetiche tradizionali e il superamento delle classificazioni dell’opera d’arte in generi chiusi (scultura, dipinto, oggetto d’arredo, installazione).
Viene considerato vicino a quell’insieme di ricerche estetiche nominate Transavanguardia dal critico Achille Bonito Oliva.

Ispirandosi ad autori come Burri e Fontana, solo per citarne alcuni, Appicciafuoco sperimenta l’alterazione fisica dei materiali attraverso sollecitazioni e tecniche, come l’incisione, la pressione meccanica, la combustione, l’irradiazione di luce.
L’artista è inoltre molto sensibile alle emergenze ambientali, agli equilibri ecologici e all’impiego consapevole e non impattante delle risorse naturali.
Nelle sue opere rintraccia e canta forme e flussi vitali degli ambienti primigeni e vitali: i pendii montani, i profili delle cime, i flussi d’acqua che fondano valli superficiali e antri sotterranei, le stratificazioni geologiche, le cromie e le ossidazioni delle pietre.
Nelle sue opere impiega materiali evocanti la modernità, come superfici riflettenti metalli e luci, insieme a materiali propri di pratiche tradizionali, come la ceramica, appellandosi a tutta la loro carica simbolica.

Ognuna delle sue opere è un un invito a riflettere sul rapporto tra progresso tecnologico e tutela dell’ambiente, […], ogni intervento manipolativo è la creazione di uno spazio in cui i materiali generalmente contrapposti vengono messi in poetico connubio, in un confronto dialettico-concettuale e materico.

Viene così a crearsi una dimensione in cui differenti dispositivi vengono utilizzati insieme, giocando sulle dicotomie, sull’apparente estraneità degli uni agli altri, fino a rintracciare profonde interdipendenze e relazioni tra opposti.

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